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Gli angeli di Borsellino, recensione e e scheda film

Gli angeli di Borsellino, esordio da regista di Rocco Cesareo, cambia l'angolazione dell'occhio puntato sulla strage di via d'Amelio. Buona l'idea, sebbene un po' scontata, ma ci si aspetterebbe di meglio.

Scheda del film

Emanuela Loi è una giovane agente di polizia. Una che si è appena trasferita in Sicilia, a Palermo, per seguire un lavoro che, in fondo, è anche e soprattutto una passione. Una che da lì a poco, fresca di accademia, sarà destinata alla scorta del giudice Paolo Borsellino e con lui morirà nella strage di via d'Amelio. È sulla sua figura e su quella dei suoi compagni che viene costruita la storia di Gli angeli di Borsellino, film che prova a raccontare uno dei capitoli più tragici della storia italiana, partendo da un punto di vista differente.
Manuela Loi, Walter 'Eddie' Cosina e gli altri agenti della scorta di Borsellino sono "cadaveri ambulanti", così li chiamano i colleghi: agenti destinati a cadere, per difendere un ideale di giustizia e ad essere ricordati, loro sì, amaramente e con parole commosse.

Recensione

C'è un problema di fondo che un regista dovrebbe porsi nel momento in cui mette in scena un dramma così sentito come quello della morte di Borsellino. Il problema è, innanzitutto, se l'operazione sia all'altezza del ricordo.
Guardare via d'Amelio dal punto di vista della scorta del magistrato che morì con lui. Perché no? È una storia che può essere raccontata, un modo come un altro per "non dimenticare", se vogliamo.
È vero però che ci si aspetterebbe un film in grado di rendere giustizia ad una storia, non di appigliarvisi con la speranza di dare valore aggiunto ad una produzione non troppo ragionata e corredata di personaggi strappati al palco televisivo, che si inseriscono in Gli angeli di Borsellino a fatica e malamente. È buono l'approccio documentaristico che traspare dall'introduzione del film, che va però a perdersi, sprecato da una storia che si sviluppa tra personaggi eccessivamente caricaturali, come quello del vice capo, e un Pino Insegno nel ruolo di capo scorta, troppo compreso nel suo ruolo e che non sa fare a meno di una piacioneria a volte fuori luogo. Come sopra. Buona l'intenzione, trascurabile il risultato finale.

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