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Il Ristorante Cracco di Milano, recensione

Le scelte per una notte gastronomica da non dimenticare sono tante, nelle “serate Milano” con tutti quei locali da provare... Con menu che spaziano da un minimo di 130 euro a persona per la degustazione, e viaggiano come recente cronaca ci insegna, fino a oltre 4.000 euro. Il minimo che possiamo fare se vogliamo cenare da Cracco è arrivare preparati.

Preceduto dalla fama, ma seguito dalla... fame.

A Milano il suo nome è sinonimo di una qualità così alta che spesso spaventa: il ristorante Cracco deve il suo nome a uno chef giovane che vanta la più elevata formazione possibile e che pertanto non accetta compromessi. Di certo non è un locale da considerare per eventi meno che speciali: ottimo per un addio al nubilato, per gli impegni romantici, per quella cena speciale su cui non puntiamo per grandi mangiate (pare non se ne facciano) ma per l'atmosfera. Se non siete nel target dei personaggi che spesso vi si vedono seduti, calciatori, imprenditori e VIP di vario genere, è un’esperienza – fantastica, certo – da provare limitatamente.

Aspetti positivi

Carlo Cracco è uno chef dalla fantasia indiscussa; il risotto mele e sesamo, gli spaghetti di tuorlo, il vitello nocciole, melanzane e sambuco, non sono portate con cui fare raffronti, essendo praticamente delle creazioni esclusive. Cracco risulta fra i 50 migliori ristoranti del mondo, e garantisce la rosa dei vini (una selezione di oltre 2.000 etichette) attraverso il gusto del sommelier più famoso del pianeta. Pochi metri dal Duomo, risulta essere la posizione ideale per il locale che più di altri rappresenta la tradizione d’alta classe meneghina, la superba eleganza di un’esperienza pregiata (come la possibilità di cenare a vista sul livello di lavoro dello chef), che molti mettono in lista “almeno una volta nella vita”. Pare che i dolci siano il suo fiore all’occhiello.

Aspetti negativi

In molti lamentano il momento del conto come quello peggiore dell’esperienza Cracco: va detto che questo tipo di ristorante non può sorprendere clienti in buona fede. In sintesi: ci si va sapendo che non si tratta di un’esperienza per tutti, né dal punto di vista del gusto (che potrà addirittura non piacere, nonostante conti a tre o quattro cifre, essendo una ricerca dell’equilibrio e non una violenza del palato a tutti i costi), né da quello della fattura finale, che aggiunge anche la mancia all’americana. Ciononostante, anche fra i recensori più diplomatici, si riconosce al personale una certa freddezza nel trattamento dei nuovi clienti, oltre a più di un’occasione di incoerenza nel conto – che spesso viene riconosciuto come troppo alto, per via delle ridotte porzioni e della scarsa fantasia di alcuni menu, persino per i canoni cui si è preparati entrando nella splendida sala-acquario.

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