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Le norme che regolano l'amministrazione di condominio

Dal 2011 sono cambiate le norme che regolano l'amministrazione di un condominio: in maggiore risalto la figura dell'amministratore e l'abolizione dell'unanimità nelle decisioni condominiali.

Le nuove norme: l'amministratore di condominio

Nel nuovo disegno di legge varato dal Governo nei primi mesi del 2011 sono state apportate numerose modifiche ai 23 articoli del Codice Civile che fino ad oggi hanno regolato la corretta amministrazione di un condominio.
Il condominio diventa una vera a propria azienda autogestita in cui la figura dell'amministratore esercita un potere manageriale, assumendosi maggiori responsabilità sia in termini amministrativi che giuridici. La legge impone quindi che i nuovi amministratori condominiali siano iscritti al registro della Camera di Commercio.
La nuova normativa condominiale infatti rafforza il ruolo dell'amministratore di condominio prolungando il suo mandato da uno a due anni. La sua nuova funzione lo investe di maggiori responsabilità, soprattutto nella riscossione delle quote condominiali. È suo dovere perseguire i condomini inadempienti, anche per vie legali, al fine di assicurare una corretta amministrazione del bilancio condominiale. La nuova norma, oltretutto, prevede che sia l'amministratore a rispondere in prima persona delle quote non versate dai condomini, pertanto è anche nel suo interesse risolvere in tempi brevi le eventuali inadempienze.
Al fine di evitare spiacevoli contenziosi dovuti alla cattiva gestione condominiale, la nuova normativa prevede la stipula di una polizza assicurativa che tuteli i condomini dagli errori commessi dall'amministratore, esimendoli così da risarcimenti che fino a ieri erano a carico del condominio.

Il condominio e la gestione delle parti in comune

Le novità sostanziali della nuova normativa riguardano la gestione delle parti in comune. Per snellire le procedure e i processi di manutenzione straordinaria è stato abolito il principio di unanimità in sede di assemblea condominiale, rivalutando il diritto di maggioranza, secondo cui è sufficiente il consenso del 50%+1 dei condomini in merito alle decisioni esposte nell'ordine del giorno.
Inoltre, le parti in comune, come ad esempio alcune pertinenze (posti auto, box, cortili, ecc.) da oggi possono essere vendute e il ricavato gestito come fondo cassa condominiale, anche senza il consenso dell'unanimità. Se da un lato tale procedura accelererà le procedure amministrative, non garantisce una diminuzione delle liti di condominio... In breve, la modifica delle leggi sul condominio ha aumentato gli obblighi dell'amministratore e semplificato le procedure assembleari, portando però ad un leggero aumento delle quote condominiali che la nuova condotta gestionale richiede. Un aumento (si spera) giustificato da una migliore e più trasparente amministrazione.

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