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Storia della pena di morte

“…Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio…” (Cesare Beccarla)

Una storia antica quanto l’uomo

Così la definirei, visto che in realtà la pena di morte è la storia dell’uomo, è nata con lui e con lui ha convissuto e convive – ahimé – in molti paesi ancora oggi. É come scrivere la storia dell’umanità, dagli omicidi preistorici non documentati ma intuibili, ai biblici delitti, alle prime morti documentate, imposte per legge. Tanto la pena di morte è connaturata con l’intera vicenda umana che il titolo dell’articolo diventa quasi fuorviante, al punto da focalizzarci, al contrario, sul come e quando tale pratica abbia iniziato ad essere messa in discussione e da taluni abolita.

Dalle prime testimonianze documentate …. ad oggi

La prima testimonianza scritta risale al Codice di Hammurabi (circa 2000 anni fa), anche se, in realtà si trattava di una legge che prevedeva tale pena. Parimenti anche presso gli Egizi e le civiltà precolombiane tale pena era legalmente prevista in molti casi. Civiltà a noi più vicine quali ad esempio quella greca così affermavano, per bocca di Platone: “…se uno è riconosciuto colpevole di [...] omicidio, avendo ucciso qualcuna delle suddette persone, i servi dei giudici e i magistrati lo uccideranno e lo getteranno nudo in un trivio prestabilito…”. Così fecero anche i romani che legiferarono anch’essi per la sua applicazione. Il Medioevo fu poi un periodo di “abuso” di tale pratica in quanto la sovrapposizione di poteri tra Chiesa e nobiltà portarono ad avere più giudici che colpevoli. La Chiesa trovò poi anche una teologica giustificazione con San Tommaso d’Aquino nella sua "Summa Theologiae", giustificazione che poi rese leciti i metodi della Santa Inquisizione. Niente di fondamentale accadde per secoli, fino a quando con l’avvento dell’Illuminismo, iniziarono a muoversi i primi dubbi fra gli intellettuali in merito alla valenza di tale pena. In Italia ad esempio fu Cesare Beccarla il promotore di queste “rivoluzionarie tesi”. Tanto fu convincente che Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana fu il primo sovrano in Europa e probabilmente al mondo che, per legge, abolì tale pena nel 1786 (anche se poi la reinserì temporaneamente nel 1790 per reati eccezionali). Da allora, lentamente, con l’affermarsi delle democrazie e di nuove correnti di pensiero siamo giunti ai giorni nostri. Nonostante il crescente rifiuto dell’opinione pubblica mondiale e la recente moratoria richiesta dall’ONU nel 2007, ancora 58 paesi oggi nel mondo applicano tale pena. In questa lista spiccano i nomi di Stati Uniti e Giappone oltre a Stati dove alla cui emergente economia non fa da corollario una evoluzione in senso sociale, quali India e Cina.

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