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Matteo Ricci: storia del pioniere delle missioni cattoliche moderne di Cina

Nemo profeta in patria. E Matteo Ricci non fa eccezione alla regola. Anzi. Conosciuto più in Cina dove ha svolto la sua opera che non in Italia dove il suo nome è quasi sconosciuto.

Pioniere in un paese proibito

Gesuita, cartografo e matematico, padre Matteo Ricci, dopo aver trascorso alcuni anni a Goa, in India, insegnando materie umanistiche presso la sede gesuita del luogo, nel 1582 decise di recarsi in Cina, dove sbarcò il 7 di agosto. Restò per i primi tempi nella Cina meridionale dedicandosi allo studio di quella cultura e divenendo in breve uno dei maggiori, se non il più importante, sinologo del tempo. Risale al 1602 la prima edizione della sua “Grande Mappa dei diecimila paesi”, una carta geografica che univa le conoscenze cartografiche occidentali con quelle, enormi e forse più approfondite, orientali. Il suo obiettivo era comunque Pechino e la sua corte. Gli occorsero 18 anni per arrivarci, anni durante i quali accrebbe la sua collaborazione con i dignitari di corte ed i vari nobili di provincia, con molti dei quali iniziò uno scambio culturale enorme per gli standard del tempo. Durante quegli anni ebbe modo di fondare 5 residenze gesuite con altrettante comunità cristiane. Il 24 gennaio 1601 infine, dopo una non facile ultima tappa che gli costò alcuni mesi di prigionia, fece il suo ingresso a Pechino.

Matteo Ricci a corte

Pur non venendo ricevuto direttamente dall’Imperatore, da questi ottenne non solo la possibilità di girare liberamente, ma anche di esercitare il proprio culto ed aprire una comunità cristiana a Pechino. Ciò fu permesso dalla fama che ormai precedeva Ricci in tutta la Cina. La sua intensa attività di traduttore sia in cinese che dal cinese, di molte importanti opere, avevano fatto di lui il perno su cui ruotava lo scambio culturale tra occidente e oriente. La sua conoscenza del confucianesimo inoltre, gli permise di presentare le filosofie e la religione cristiana attraverso il filtro della filosofia greca, da lui ritenuta un filtro ideale. Attraverso di essa evidenziò i punti comuni e le diversità, punti comuni che individuò nello spirito monoteista e nel culto dei morti, assimilabile a quello insito nella religione cristiana. Contrario invece si mostrò nei confronti del buddismo che riteneva arrogante, contro il quale arrivò addirittura a pubblicare in cinese un trattato, a dimostrazione di come fosse divenuto personaggio autorevole. In collaborazione con matematici, filosofi e cartografi cinesi, si prodigò poi nella traduzione in cinese dei volumi degli “Elementi” di Euclide, oltre a numerosi trattati di filosofia greca per un totale di oltre 20 volumi e, non in ultimo, nella redazione di un dizionario portoghese-cinese, a testimonianza di quanto fosse riuscito a penetrare nella cultura di quel paese.

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